Il pulcino più amato dalle italiane: Calimero

Paola Elia Cimatti


Tutti ce l’hanno con me perché sono piccolo e nero…!
Sono un pulcino famoso: chi non ricorda Calimero, il pulcino nero?
Ho accompagnato il periodo più florido e pulito nella storia di questo paese, quando le massaie lavavano via il grigiore della miseria e la fuliggine dei camini che tiravano male nei lunghi inverni.

Sto ancora per metà dentro il guscio del mio bianco uovo - dove si stava così bene!: c’era quel senso di partecipazione alla materia vivente che rimane per sempre impresso in ogni cellula.  A quei tempi, i colori non erano ancora stati inventati e il mio guscio risplendeva bianchissimo, anche da dentro. Ma viene il momento in cui tocca uscirne per entrare a far parte di una famiglia, e lì sta un gravissimo rischio: la mamma, se è gallina timorata e di saldi principi, si rende mediatrice e garante nell’evoluzione della specie: seleziona fra i suoi figli quelli giusti e scarta quelli sbagliati, non ritenendoli degni di far parte della  comunità.
Ma è un’ingiustizia, però! Chi dovrebbe proteggerti dalle insidie del mondo, invece si fa traditore e collaborazionista.
Ho imparato che la giustizia, con i suoi paterni codici maturati nei secoli, arriva dopo. La mamma segue un criterio semplice, inappellabile, che non concede niente ai ragionamenti del relativismo. Come fa a sapere cosa fare, con tanta sicurezza? Lei lo sa, nel suo cuore di mamma: a volte il cuore le suggerisce di covare a oltranza la sua nidiata senza neppure guardare i piccoli uno per uno, ma un pulcino nero come me, per di più petulante e allergico alla disciplina da pollaio, salta agli occhi e si fa notare.
La parte visibile della vita, la nostra vita da polli, comincia con un terno al lotto, tanto per non farci illusioni su dove siamo capitati.
 
Zia Bianca, che si crede una gran dama perché è una delle favorite del Gallo della Checca, quando mi vede mi tira giù il guscio in modo da coprirmi  anche gli occhi e il becco. ”Copriti, nasconditi, vergognati!”  - mi gracchia -“non farti vedere così nero, sei il disonore della famiglia e di tutta la specie Gallus domesticus! Fallo per rispetto, impara almeno la buona educazione!” Io vorrei tanto essere ben educato e ben accolto,  ma, se sto tutto dentro il guscio, che razza di pulcino sono?….
Ormai che sono venuto a questo mondo così pieno di colori, sono proprio curioso di capire se è vero che è bello perché vario. Quando riesco ad alzare un po’ gli occhi e a non guardare solo le frittelle bianche e nere che i miei parenti lasciano per terra, mi sembra di intravedere qualcosa di diverso, che mi fa paura così in alto, ma mi attrae e vorrei farci un giro, tanto più che qui in basso le cose non vanno affatto bene per me. Se sto qui, il meglio che mi può capitare è di riuscire anch’io a deporre frittelle altrettanto grandi, o come massima realizzazione qualche uovo, dopo essermi ingozzato di briciole unte e di vermiciattoli: cosa posso desiderare di più?  Solo raramente mi azzardo a volgere lo sguardo verso l’alto: devo stare attento che non mi cada la mia cupola di guscio. Non so se davvero mi serva ancora come protezione, ma almeno  per ricordo, a conferma della mia identità e autostima pulcìnica.  Faccio quello che posso.
 
 E ho fatto bene, perché, a forza di stare attento a tutto e non lasciarmi sfuggire il minimo segnale,  ho incontrato mio cugino grande: il Brutto Anatroccolo. Mi ha dato una lezione memorabile, mi ha insegnato l’arte e la fiducia di andare cercando una nuova famiglia: così ho preso a sbattermi in giro chiedendo a tutti gli esseri viventi: “Sei tu, la mia mamma?” Hanno riso di me, qualcuno mi ha chiesto genealogia e documenti, permesso di soggiorno e parola d’ordine, qualcun altro, potete immaginarlo, senza fare domande ci ha provato, se ero buono da mangiare o da vendere.
Poi, il colpo di fortuna:  ho incontrato la mia nonna ideale, la miracolosa Ava, regina delle lavandaie, che mi ha battezzato di acqua e lisciva sciacquandomi via tutta la nerezza. Grazie a lei sono ancora vivo, e sono anche diventato una star.
 
E adesso che sono di una bianchezza che più bianca non si può, credete voi che me ne torni dalla mamma per darle una lezione su come si era sbagliata? Eh, no! Resterò per sempre con la mia Ava miracolosa, la libererò dalla sofferenza di stare china al lavatoio con le mani nell’acqua, la aiuterò a guadagnare soldi con la sua lisciva, farò delle mie piume bianche un manifesto, una réclame, diventeranno neri di invidia i pubblicitari più creativi. Tutte le donne saranno affascinate dal  bianco, e, più ancora, dal nero che c’era prima: tutto si può rimediare - pensano quando mi vedono - tutte le tare, le macchie, le malformazioni, le infelicità che la condizione umana si trascina dietro. Basta sciogliere nell’acqua una polverina e… oplà! Tutto sparito: i peccati assolti e lavati via meglio che il giorno delle ceneri, senza nemmeno fare penitenza, senza troppa fatica. A buon mercato, a portata di tutti, bianco-popolare. Non raro e snob come il bianco-ermellino, che solo le dame più esclusive e i giudici più autorevoli se lo possono permettere, a prezzo di sangue della caccia. Non “una volta  nella vita” (magari con replica) come il bianco da sposa, e poi grigio-polvere  per anni.
 Io non giudico dall’alto della mia immacolata bianchezza, ma te la metto fra le mani, a misura di pulcino, senza rimetterci le penne,  tutte le volte che vuoi, anche se non te lo meriti.
Sono stato proprio io il cavaliere senza macchia del boom economico, finchè è durato. E anche dell’emancipazione delle donne, se non è dire troppo: anche fra le nuvole nere della crisi, nessuna ha più voluto tornare a piegarsi sulla mastella del bucato con ranno e cenere.
Ma di rinunciare al bianco più bianco, al bianco profondo, al bianco supremo, non se ne parla nemmeno: e sono ancora  io, Calimero, pulcino non più nero, il  testimonial di una delle più durevoli conquiste della democrazia: pari opportunità  di schiena dritta e mani morbide.
 
Il bianco,  sorgente di tutti i colori, riserva amorosa del mondo colorato!
 
E, se lo dico io, che ho esperienza del bianco e del nero, potete credermi.


Per saperne di più:
Calimero e Ava Calimero

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